"Questo dipende dalla tua attenzione,
caro lettore.
Io ti offro onestà,
tu dimostrami affetto"

Orhan Pamuk

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Domani è un altro giorno  
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09/09/2009


Mancano le tracce di quando hai sentito l'offesa.
Mancano del tutto e, nonostante gli sforzi, non riesco a farmene una ragione.
Ieri in un secondo di fragore, un attimo molto familiare, ho avvertito il peso degli anni.
L'irremovibile mia presenza in un punto dello spazio e tutto intorno l'evoluzione degli altri.
Ancora gli occhi sgranati, ancora la testa che dondola.
Certifichiamo tutti insieme,
ad occhi chiusi,
che certi suoni e certe scene sono stati per noi definitivi.

Ma per voi la definizione è un abito, per me una gabbia.
E mentre voi vi affermate, brillate e vi spegnete, io non mi muovo per paura di bruciare.

[painting: Daniele Galliano]
pollyjean | 11:50 | permalink | commenti
02/06/2009


Il problema è che non riesco più nemmeno a schiamazzare.
Era il mio forte, lo giuro.

Sono sempre in viaggio, a lungo l'ho desiderato.
E diciamo che non mi dispiace, se non fosse per ciò che lascio la mattina alle 5 e che vorrei portarmi dietro.
Fuggo a sprazzi.
Non è educativo, lo so. E non è giusto. E non è bello.
Non sono belli quei momenti in cui me ne rendo conto, quegli istanti di gioia altrui a cui vorrei partecipare ma, cazzo, ci vuole l'invito.
Quelle situazioni che mi presentano il conto di così tanti chilometri di fuga circolare.

Compatire se stessi è una grossa fregatura: si perde l'occasione di provare pena per gli altri.
pollyjean | 19:52 | permalink | commenti (1)
03/05/2009


Ho creato uno spazio inascoltato.
Una stanza con pochi mobili incellophanati e sul pavimento di legno un telefono che squilla a vuoto.
Pochi secondi e una segreteria senza messaggi di benvenuto.
Una voce che parla e non fa domande, non cerca nessuno.
Dall'altro capo del filo una bocca dice cose, emette suoni, racconta aneddoti, a volte canta.

La puoi sentire se passi di lì per caso, se mentre aspetti l'ascensore presti ascolto per un attimo e incolli l'orecchio al portoncino.
pollyjean | 12:02 | permalink | commenti (2)
03/05/2009


Percorro gli ultimi passi che portano al patibolo, quegli ultimi gradini su cui vengo costretta a strisciare, fino alla vera fine.

Ci sono persone che pensano che mi sia bevuta il cervello.
Forse è vero, ma sono pur sempre io, quella stupida ragazzetta che tutto vorrebbe fare tranne che incrociare contromano la vita degli altri.

Ma quel patibolo è lì, vero come la durezza del marmo.
C'è poco da discutere: un prete prega per me, alcuni curiosi che schiumano vendetta sono venuti a vedermi.
Mentre ciondolo appesa ad una corda, mentre il mio corpo dice al mondo: "avevi ragione tu, sei contento?".
pollyjean | 01:04 | permalink | commenti (1)
19/03/2009


Convinta che ne valga la pena,
continuo.
Un passo dietro l'altro, con le scarpe sbagliate per questo nuovo inizio di stagione.

Viaggio in solitaria attraverso aridi paesaggi in attesa di ondeggianti distese d'erba.
Il sottofondo è un dolore continuo, il ronzio delle cose che non ci sono più.
Oggi il vento non pro
mette.
Rimprovera.
pollyjean | 18:17 | permalink | commenti
03/02/2009


Ainsi, chacun dut accepter de vivre au jour le jour, et seul en face du ciel. Cet abandon général qui pouvait à la longue tremper les caractères commençait pourtant par les rendre futiles.
Pour certains de nos concitoyens par exemple, ils étaient alors soumis à un autre esclavage qui les mettait au service du soleil et de la pluie. Il semblait, à les voir, qu’ils recevaient pour la première fois, et directement, l’impression du temps qu’il fasse. Ils avaient la mine réjouie sur la simple visite d’une lumière dorée, tandis que les jours de pluie mettait une voile épais sur leurs visages et leurs pensées.
Ils échappaient, quelques semaines plus tôt, à cette averse et à cet asservissement déraisonnable parce qu’ils n’étaient pas seuls en face du monde et que, dans une certaine mesure, l’être qui vivait avec eux se plaçait devant leurs univers. A partir de cet instant, au contraire, ils furent apparemment livrés aux caprices du ciel, c’est à dire qu’ils souffrirent et espèrent sans raison.
Dans ces extrémités de la solitude, enfin, personne ne pouvait espérer l'aide du voisin et chacun restait seul avec sa préoccupation. Si l'un d'entre nous, par hasard, essayait de se confier ou de dire quelque chose de son sentiment, la réponse qu'il recevait, quelle qu'elle fût, le blessait la plupart du temps. Il s'apercevait alors que son interlocuteur et lui ne parlaient pas de la même chose. Lui, en effet, s'exprimait du fond de longues journées de rumination et de souffrances et l'image qu'il voulait communiquer avait cuit longtemps au feu de l'attente et de la passion. L'autre, au contraire, imaginait une émotion conventionnelle, la douleur qu'on vend sur les marchés, une mélancolie de série. Bienveillante ou hostile, la réponse tombait toujours à faux, il fallait y renoncer. Ou du moins, pour ceux à qui le silence était insupportable, et puisque les autres ne pouvaient trouver le vrai langage du coeur, ils se résignaient à adopter la langue des marchés et à parler, eux aussi, sur le mode conventionnel, celui de la simple relation et du fait divers, de la chronique quotidienne en quelque sorte. Là encore, les douleurs les plus vraies prirent l'habitude de se traduire dans les formules banales de la conversation. C'est à ce prix seulement que les prisonniers de la peste pouvaient obtenir la compassion de leur concierge ou l'intérêt de leurs auditeurs.


Albert Camus - La Peste
pollyjean | 13:14 | permalink | commenti
23/01/2009


With those children, he thought, that wretched woman must lead a life of terror.
Another year, two years, and they would be watching her night and day for symptoms of unorthodoxy. Nearly all children nowadays were horrible. What was worst of all was that by means of such organizations as the Spies they were systematically turned into ungovernable little savages, and yet this produced in them no tendency whatever to rebel against the discipline of the Party. On the contrary, they adored the Party and everything connected with it. The songs, the processions, the banners, the hiking, the drilling with dummy rifles, the yelling of slogans, the worship of Big Brother - it was all a sort of glorious game to them.
All their ferocity was turned outwards, against the enemies of the State, against foreigners, traitors, saboteurs, thought-criminals. It was almost normal for people over thirty to be frightened of their own children. And with good reason, for hardly a week passed in which 'The Times' did not carry a paragraph describing how some eavesdropping little sneak - 'child hero' was the phrase generally used - had
overheard some compromising remark and denounced its parents to the Thought Police.
pollyjean | 14:31 | permalink | commenti (1)
28/12/2008


Ma io dico: che palle!
Sempre le solite storie, le stesse frasi di quando dodicenni ci aggiravamo per i vicoli di questo posto credendo di possedere il mondo intero.
Forse perché non sapevamo con certezza che un altro mondo, diverso da questo, senza vicoli e con lampioni funzionanti, potesse esistere sul serio.
Più di una settimana non reggo e so bene che più andrò avanti e meno reggerò.

Paesello stai esaurendo i bonus.
Paesello hai dato i natali a troppa gente di merda.
Che non sa cos'è il pudore. Che, vedendo 'dignità' solo come una parola inventata da quelle spocchiose persone studiate, si bevono anche quella degli altri.

Siccome sono di buon umore e voglio contagiarvi, se mi mandate una mail (pj_heela(at)yahoo.it) vi regalo Biùtiful Cauntri.


[immagine: www.villanelle.org]
pollyjean | 20:48 | permalink | commenti
27/12/2008


Sono al freddo e al gelo in un posto che solo recentemente ho capito di amare.
Ma è un luogo terribile che lascia segni indelebili, che dipana funi e lacci e fissa nel tempo cose che altrove potrebbero essere facilmente dimenticate.
Cambiano le fisionomie e le carrozzerie. Ma non cambiano gli sguardi e non cambia la cornice.
E anche ciò che sembra nuovo e insolito nasconde un covo di intrecci ed occhi.

Ogni serata è enigmistica: i bar possono essere letti come libri, se uno ha degli occhi abbastanza esperti. Ma anche chi legge non ne esce sereno, perché non può esimersi dal conoscersi più di quanto vorrebbe: nell'aria si respira il peso dei primi passi ingenui che ci hanno compromessi, irrimediabilmente.

Se finora ti sei salvato, cerca il senso dei tuoi passi di oggi: sarebbe un peccato farsi prigionieri di un libro disgustoso.
pollyjean | 19:38 | permalink | commenti (1)
02/12/2008
It's a mistery to me
we have a greed
with which we have agreed

You think you have to want
more than you need
until you have it all you won't be free

society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me

When you want more than you have
you think you need
and when you think more than you want
your thoughts begin to bleed

I think I need to find a bigger place
'cos when you have more than you think
you need more space

society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me

there's those thinking more or less less is more
but if less is more how you're keeping score?
Means for every point you make
your level drops
kinda like its starting from the top
you can't do that...

society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me

society, have mercy on me
I hope you're not angry if I disagree
society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me

Eddie Vedder - Society
pollyjean | 09:48 | permalink | commenti
01/12/2008
Les valeurs personnelles



Quello che manca a questo Mondo è l'onestà intellettuale.
Il rigore morale.
Quel senso di coscienza che ci impedisca di usare a nostro piacimento tutti i trucchi dell'arte retorica.
Anche a costo di mentire a noi stessi.

Quanto ci sentiamo realizzati appena capiamo di averla scampata!
Quanta baldanza nell'essere riusciti a mentire sapendo di farlo.

Ma la conquista momentanea vale quel passo indietro, quei grammi di coscienza andati in fumo?

È da un po' che mi chiedo come facciano certi individui a dormire la notte, la testa adagiata su guanciali di menzogne usate come armi, ricoperti fino alla testa da martellate verbali lanciate con leggerezza durante il giorno.
Questa domanda ha il suo valore solo se si dà per scontato che in ognuno di noi alberghi un qualche sentore di pudore personale.
Ma solo da poco ho scoperto che non tutti godono di propri intimi spazi.
Da poco ho concepito come sia facile cacciare dalla finestra quei richiami introspettivi che entrano dopo aver sfondato la porta.
pollyjean | 13:29 | permalink | commenti
28/11/2008


È bello lavorare a casa.
Dal letto alla scrivania non passano più di due metri.
E dalla scrivania al lago di pioggia là fuori la distanza è percorribile anche solo con lo sguardo.
Un'enorme finestra sulla terrazza e le sue piante indipendenti e discrete.
E la pioggia che si trasforma in neve.

Non devo scendere al freddo e al gelo.
Non devo correre per non perdere il treno.
Non devo affrontare fiumane impazzite.
Non devo disperatamente battere i pugni contro sbarre invisibili.

[photo by
Dennis Steinauer]
pollyjean | 09:28 | permalink | commenti (3)
13/11/2008


Ieri ho fatto gli involtini.
Dal treno superaffollato siamo passati all'ambiente del Supermercato che già sapeva di chiusura imminente.
Fettine di vitello, carote, sottilette, prosciutto e uova.
Una cena leggera.
O forse no.

Due degli otto involtini ottenuti li mangerò a pranzo.
Freddi ma buoni.
pollyjean | 13:05 | permalink | commenti (1)
22/10/2008
pollyjean | 18:15 | permalink | commenti
21/10/2008
Lettera aperta alla Presidente di Confindustria

degli europarlamentari Monica Frassoni, Umberto Guidoni, Roberto Musacchio e Guido Sacconi

 

Bruxelles, 7 ottobre 2008

 

Gentile Signora Marcegaglia,
 

abbiamo appreso ora della sua decisione di non venire domani a Bruxelles e vorremmo quindi reagire attraverso questa lettera aperta alle dichiarazioni sul Pacchetto energia in occasione dell'assemblea dei giovani industriali a Capri:

«Ci siamo dati obiettivi unilaterali irrealistici senza coinvolgere gli altri grandi Paesi produttori di CO2. Anche una riduzione del 20% non inciderebbe a livello globale e avrebbe costi altissimi, stimati in 20 miliardi di euro l'anno da qui al 2020, sia a livello industriale che sociale».

Immaginiamo che anche Lei, come il ministro Ronchi, vorrebbe chiedere alla Ue: l'aumento del numero di aziende e l'estensione dei settori produttivi cui sarà possibile assegnare quote di emissione fuori asta (quindi gratuite), che dovranno andare anche alle centrali termoelettriche; un maggiore ricorso ai progetti del Clean Development Mechanism e  Joint Implementation, ossia i meccanismi flessibili che consentono a uno Stato membro di godere di crediti derivati dalla riduzione di emissioni realizzate in paesi terzi; ed infine che gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni non siano vincolanti.

Pensiamo che se queste proposte fossero accolte il risultato ottenuto sarebbe quello di riaprire il difficile accordo raggiunto un anno fa dai Capi di Stato e di Governo, di ignorare i positivi negoziati che hanno visto impegnati tutti i gruppi politici nel Parlamento europeo  per mesi di lavoro, lo studio di impatto approfondito e le numerose consultazioni tra tutti i soggetti sociali realizzate dalla Commissione. Già le prime indicazioni provenienti dal voto di oggi in commissione ambiente del Parlamento europeo hanno chiaramente emendato la proposta di Decisione "Condivisione degli sforzi" e la proposta di direttiva ETS ed indicato come il percorso da seguire sia quello in difesa del clima e per il conseguimento di obiettivi europei vincolanti e con mandato automatico alla Commissione europea di adeguarli a meno 30% di emissioni con il raggiungimento di un accordo internazionale.

Noi pensiamo che  la strategia del governo italiano sia profondamente sbagliata e rappresenti un grosso rischio per la nostra industria e per l’Europa; riteniamo che si fondi su dati imprecisi e su una totale sottovalutazione del grande, positivo potenziale che per il nostro paese rappresenta la sfida della riduzione delle emissioni, dell’investimento nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico;

In questa lettera vorremmo brevemente esporre le ragioni per le quali noi pensiamo che la posizione espressa da Confindustria e dal Governo Berlusconi non solo non siano condivisibili, ma, se trovassero seguito, provocherebbero conseguenze nefaste su tutta la strategia europea sul clima.

   1. I dati sui quali Lei si basa, come ha fatto non meno di 15 giorni fa il Ministro Ronchi, per definire i costi per l’industria italiana non sono pubblici e quindi non possono essere discussi e confutati correttamente; si riferiscono allo studio solo preliminare dell'Istituto Rie di Bologna che però non è ancora stato reso pubblico: ciò nonostante il Ministero dell’Ambiente ne ha rielaborato alcune proiezioni basate su dati non attendibili e metodologicamente non corretti. Vorremmo per esempio capire perché i costi per l'applicazione delle direttive 20/20/20 ammonterebbero, per la sola Italia, a 20 miliardi di euro l’anno, quando la Commissione, nell’unica valutazione di impatto riconosciuta esistente, parla invece di un costo, in investimenti e per tutta la Ue di 91 miliardi nel 2020 (che per l'Italia sarebbero dunque solo di 8) e di un risparmio di 50 miliardi in importazioni di idrocarburi e di 10 miliardi per minor inquinamento, portando il costo reale a 31 miliardi (di cui solo 2,7 per l'Italia). E comunque Lei converrà che non è certo questo un metodo serio per discutere e convincere. Le chiediamo dunque di pubblicare quei dati e di confrontarli con quelli di cui disponiamo noi, che sono poi quelli della Commissione.

   2. Che ci piaccia o no, i cambiamenti climatici avanzano senza tregua, se non ci muoviamo rapidamente per limitare l’aumento di temperatura nei prossimi decenni entro i 2°C, il sistema economico mondiale dovrà pagare dei costi altissimi, che il rapporto di Nicholas Stern stima tra il 5 e il 20% del PIL: ben altra cosa rispetto allo 0,6% preventivato dalla Commissione per l’applicazione delle direttive 20/20/20 e perfino rispetto alle stime pessimistiche del governo italiano. L'Europa deve arrivare ai negoziati del dopo Kyoto con le carte in regola per potere avere un impatto sia sul clima che sugli altri paesi e regioni del mondo che oggi non hanno ancora deciso da che parte stare. In concreto, perché l’UE abbia una posizione negoziale credibile a Poznan nel prossimo dicembre ed a Copenhagen nel 2009, si deve arrivare ad un accordo in prima lettura sul pacchetto clima/energia entro dicembre. La rimessa in questione degli obiettivi 20/20/20 e di alcuni suoi aspetti cruciali come quelli citati più sopra renderebbe impossibile condurre qualsiasi negoziato sul Dopo Kyoto. E, d'altra parte, lei non può ignorare il fatto che, nel malaugurato caso di mancato accordo, la legislazione prevede già ora che si adottino misure compensative per i settori energivori, più esposti alla competizione globale.

   3. Nel 1997, al momento della sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, l’Italia si impegnò a ridurre del 6,5% le sue emissioni rispetto al 1990. Ebbene, se venissero mantenuti gli impegni previsti dal tanto contestato pacchetto energia, l’Italia[1] dovrebbe ridurre le sue emissioni di solo il 5% rispetto al 1990. Tutti gli altri paesi importanti (Germania, Francia, Regno unito) hanno obiettivi assegnati più ambiziosi rispetto ai nostri. Perché dobbiamo sempre accettare di essere meno competitivi degli altri?

Signora Marcegaglia, se vi è un insegnamento che possiamo ricavare dalla crisi finanziaria di questi giorni è che è tornato il momento di occuparsi di economia reale. Vogliamo davvero difendere la competitività delle aziende italiane? Allora non c'è altra strada, nel breve e nel medio termine, se non quella di puntare a ciò che davvero abbatte i costi dell'approvvigionamento energetico, ossia il risparmio e l'efficienza energetici, e alle tecnologie per le fonti rinnovabili, sulle quali abbiamo molto da dire al resto del mondo. Il Presidente Barroso ha giustamente sottolineato il grande potenziale del pacchetto energia rispetto alla creazione di migliaia di nuove imprese (a partire dalle ESCO, le imprese che aiuteranno le aziende nell’aumento dell’efficienza energetica dei propri consumi) e di milioni di nuovi posti di lavoro. Già oggi solo in Germania il settore delle rinnovabili genera 240 miliardi di dollari di fatturato e dà lavoro a 250.000 persone (solo nell’eolico si sono visti aumentare i posti di lavoro di 8.000 unità nel 2007).

La difesa della competitività italiana ed europea non si fa annacquando e ritardando l'applicazione del pacchetto energia, ma investendo risorse sulla ricerca e sullo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale, le uniche che possono ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Guido Sacconi, Roberto Musacchio, Umberto Guidoni, Monica Frassoni

[1]L'Italia è tra gli Stati membri che meno dovrà ridurre le proprie emissioni in vista dell'obiettivo: -13% rispetto al 2005, mentre Germania e Francia hanno -14% e Gran Bretagna -16%. Anche se il 13% può sembrare molto, va detto che questo obiettivo ha come base di calcolo il 2005, ma corrisponde a una riduzione del 5% se riferito al 1990, anno usato per il computo degli obiettivi fino al 2012.

infos @ www.monicafrassoni.it
pollyjean | 17:17 | permalink | commenti (2)
01/10/2008


Le mie giornate poco produttive si stanno imbottendo di ricordi e nozioni sparse.
Esco di casa e dalla gente che riempie i mezzi pubblici imparo un sacco di cose.
Come non essere, in primis.

Ho passato anni a desiderare di fare qualcosa che riempisse le giornate, lasciando libere da strascischi le ore serali. Ho desiderato di non dovermi più preoccupare di quanto sapevo e ancor di più di quanto non sapevo. E oggi che un terzo delle mie risorse giornaliere sono allocate in maniera statica e stagna, vorrei che qualcuno mi interrogasse di nuovo, ma con domande diverse.

Chiedimi chi era Oblomov, cos'è l'Helicobacter Pylori e come si fa un trasloco.
Dell'inevitabile senso di colpa che si prova di fronte a qualunque morte e a qualche vita.
Della gioia che deriva da una smorfia inattesa.

Magari rispondo.
pollyjean | 15:30 | permalink | commenti (7)
30/09/2008
Cedere, assentire, dibattere.

pollyjean | 14:48 | permalink | commenti
28/09/2008

Woman @ work

pollyjean | 15:14 | permalink | commenti
08/09/2008


Quanto tempo...:)

'zzo scrivo?


[vignetta by www.orsociccione.com]
pollyjean | 16:18 | permalink | commenti (6)
28/07/2008


Sveglia alle 7.
Treno alle 7.40.
Metro iperaffollata delle 8.40.
Timbratura.

.....
.....
.....
.....

Schiscetta.

.....
.....
.....
.....

Timbratura.
Metro iperaffollata delle 18.20.
Treno alle 18.40.
Porta di casa alle 20.

/*cosa ci faccio qui?*/

Chiusura occhi alle 00.00.
pollyjean | 13:38 | permalink | commenti (7)
08/07/2008


Sometimes you've got to rewind to go forward
There's some good times around the corner
But have you fed the fish today?
Have you made your wish today?

I need a new eiderdown
I want some binoculars
Don't want to be obvious
I want to surprise myself
I've killed all the mockingbirds
I've wrestled the octopus
I came out with extra arms
To carry your baggage

[Badly Drawn Boy - Have you fed the fish?]
pollyjean | 12:28 | permalink | commenti
03/07/2008
Enhorabuena Ingrid!



Passati sei anni dalla cattura, tre anni dalla mia presa di coscienza e qualche mese dalle ultime lettere, trovo magnifico il fatto che le buone notizie ogni tanto arrivino :)
pollyjean | 14:56 | permalink | commenti (2)
27/06/2008
"How many roads must a man walk down,
before you can call him a man?"



Mi guardo intorno e le mie personali statistiche rilevano un numero crescente di persone che ho visto morire o ammalarsi di cancro.

Può essere solo una sensazione.
Può essere sfiga.

Ma nutro i miei seri dubbi.

Diffondo, con partecipazione maggiore rispetto a quanto avrei fatto anche solo due settimane fa, i video relativi alla cosiddetta Sindrome di Quirra.

Tutte le considerazioni ciniche e politiche le lascio fare a chi se ne intende.
Io so solo che tengo alla mia famiglia, ai miei amici e alla mia terra.


Grazie Maurodog.
pollyjean | 14:09 | permalink | commenti (15)
25/06/2008
Cose di cui andare fieri



Se aprite il seguente file e fate una ricerca inserendo "Raffaela Canu" (sono proprio io!) potrete ammirare il titolo dell'articolo tratto dalla mia tesi, inserito all'interno del programma della ICALT, conferenza IEEE che si terrà a Santander la settimana prossima.

Ovviamente non sarò io a presentarlo, e molto probabilmente rimarrà l'unico articolo ufficiale che porterà la mia firma, ma tant'è :)
pollyjean | 13:06 | permalink | commenti (10)
18/06/2008


Ieri abbiamo programmato il pranzo per sabato.
E per te un altro sabato non c'era già più, sfocato nell'attesa di queste ore appese.
La testa è pronta a esplodere ma - sconcertante - la bocca resta muta in una smorfia di assoluto rifiuto.

Forse è proprio questo il mistero: anni di lotta fiduciosa. E poi il momento.
Quello in cui si dà il significato alla parola vincere, quello in cui si decide se nella resa del tuo corpo martoriato possa leggersi lo splendore di una vittoria.

Sicuramente lieve ti sarà il cammino che rimane, quei metri di un altro mondo che rendono queste ore degli inferni di distanza e rimpianto.



Just because I'm losing
Doesn't mean I'm lost
Doesn't mean I'll stop
Doesn't mean I will cross

Just because I'm hurting
Doesn't mean I'm hurt
Doesn't mean I didn't get what I deserve
No better and no worse

I just got lost
Every river that I've tried to cross
Every door I ever tried was locked
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off...

You might be a big fish
In a little pond
Doesn't mean you've won
'Cause along may come
A bigger one
And you'll be lost

Every river that you tried to cross
Every gun you ever held went off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the firing starts
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off…

Coldplay - Lost
pollyjean | 16:56 | permalink | commenti (1)
30/05/2008
Dove ci siamo già viste?



"Il silenzio le fischiava nelle orecchie e la vista le si alterò un poco: si vedeva le mani in grembo insolitamente grandi e al tempo stesso distanti, come se le guardasse da molto lontano. Alzò una mano flettendo le dita e si chiese, come già le era capitato di fare altre volte, come fosse entrata in possesso di quella cosa, quella specie di morsa, di ragno carnoso al suo completo servizio. Che avesse un barlume di vita propria? Piegò un dito e tornò a distenderlo. Il mistero era sigillato nell'attimo prima del movimento, l'istante che separava la quiete dal moto, quando l'intenzione raggiungeva il suo effetto. Era come il frangersi di un'onda. Se fosse riuscita a tenersi sulla cresta, pensava, non era escluso che avrebbe scoperto il proprio segreto, quella parte di sé responsabile del fenomeno. Si portò l'indice vicino alla faccia e prese a fissarlo, ordinandogli di muoversi. Il dito restava fermo, perché lei stava solo fingendo, non faceva sul serio, e perché volerlo muovere, o essere sul punto di muoverlo, non era la stessa cosa che muoverlo per davvero. E quando alla fine lo piegò, il gesto parve partire dal dito stesso, non da un punto ignoto della sua mente. Quando sapeva di doversi muovere? Quand'era che lei lo muoveva? Era impossibile cogliersi di sorpresa. Esisteva soltanto il prima e il dopo. Non c'erano segni di cuciture, linee di giunzione, eppure sapeva che al di là del tessuto liscio che la foderava si trovava la vera se stessa - la sua anima forse? - alla quale spettava la decisione di smettere di fingere, per dare l'ordine definitivo.

Quei pensieri le risultavano familiari e rassicuranti quanto la precisa configurazione delle sue ginocchia con la loro perfetta ma opposta, reversibile simmetria. Un secondo pensiero faceva immancabilmente seguito al primo, ogni mistero generava mistero; chissà se gli altri erano vivi quanto lo era lei. Per esempio, sua sorella era altrettanto importante per se stessa, si giudicava altrettanto preziosa? Essere Cecilia era un'esperienza forte quanto essere Briony? Anche sua sorella possedeva una vera se stessa nascosta sotto la cresta di un'onda, e passava del tempo a pensarci, tenendosi un dito davanti alla faccia? Era così per tutti gli altri, compresi suo padre, Betty, Hardman? Se la risposta era sí, allora il mondo, la società doveva essere complicata in modo insostenibile, con i suoi due miliardi di voci, e coi pensieri di tutti allo stesso livello e le pretese di una vita altrettanto intensa da parte di tutti, e con l'unanime convinzione di essere unici, quando nessuno lo era. Uno poteva annegare in tanta irrilevanza. Ma se la risposta era no, allora Briony si ritrovava circondata da macchine, intelligenti e gradevoli a vedersi, ma prive del genio intimo che lei si sentiva dentro. L'idea era lugubre e malinconica, oltre che improbabile. Perché, sebbene la cosa offendesse il suo senso dell'ordine, doveva ammettere che c'erano enormi probabilità che anche tutti gli altri avessero pensieri simili ai suoi. Lo sapeva, ma solo in termini di sterile teoria; non lo sentiva davvero".


Ian McEwan - Espiazione
pollyjean | 14:06 | permalink | commenti (5)
22/05/2008
Notizie di me



È un po' che non scrivo, non che non abbia aspirazioni o desideri o cose di cui lamentarmi.
È che tutto quello che penso lo sminuzzo e lo trituro e lo frullo troppo in fretta perché riesca a lasciare una traccia su queste pagine.
Sono giorni di finestre del browser aperte e poi richiuse. Giorni di tentennamenti di fronte al mondo.

Ho scoperto nuove cose riguardo a temi fondanti.
Cos'è un amico e perché lo è.
Cosa non è Amore e perché mi sento miracolata.
Cosa vuol dire "non rubare".
Cosa si sente al di qua della siepe.
pollyjean | 13:22 | permalink | commenti (3)
14/05/2008


1) Indicare, spiegando il perché, di quale personaggio letterario vi innamorereste;
2) Indicare, analogamente di quale personaggio cinematografico vi innamorereste (non l'attore o l'attrice).
3) Nominare sei blogger, preferibilmente tre uomini e tre donne, linkando i blog e segnalando loro la nomination con preghiera di indicare chi li ha nominati.

Così dice di fare la catena inviatami da Cheo. Obbedisco:

1) Barney Panofksy, protagonista de "La versione di Barney" di Mordecai Richler. Avrei creduto sul serio alla sua versione dei fatti. E non per semplice benevolenza.

2) Alex di "Ogni cosa è illuminata": non ci si può non innamorare di un tamarro del genere :)

3) Nomino ufficialmente: Francesca, laCoinqua, MiaCugggina, Bubgun, Buffer e Igogor.

pollyjean | 14:25 | permalink | commenti (4)
12/04/2008


É sempre impressionante constatare come fa buio presto nelle giornate del riposo, quelle tanto agognate.
E quanto di te si siano portate via tutte le persone che, trascinando la loro rete a maglia larga, hanno passeggiato sulla tua vita.
Ma fa presto a ricrescere l'erba dell'esperienza nuova, cade la pioggia, dono di chi non vuole fare razzia ma dentro la tua vita cammina e dentro i tuoi vicoli si perde.

Perché tu diventi casa,
perché il tuo nome diventi il nome di tutto il quotidiano.
Come le foglie in tùrbine,
vesti del vento.

foto da pewter.it
pollyjean | 21:24 | permalink | commenti (4)
02/04/2008


Equidistante da ogni evento del passato, da ogni attesa futura.
E a guardare indietro non sembra vero.
Siamo diversi da tutte le promesse fatte, e si sente dannato chi le conserva nitide nella memoria.
La serenità ostentata non permette di fare la domanda più semplice, e soprattutto non basta a reggere il peso di tutte quelle parole.
Che spezza la schiena e annebbia la vista,
chiude lo stomaco.


There is fortune in my name, Currency in letters
If this life is just a game, I'll try to play it better
We all started just the same, The hopeful and the hopeless
On the streets we made our name, Our confidence, our harness

I know the marks, They don't show on the outside
But each of us carries a tale
And one of these days, We won't talk anymore
Silence begins when we fail, And I
Think I, might break

Now we separate again, But who to lay the blame on
These years of laying claim, To values I could count on

I know the marks, They don't show on the outside
But each of us carries a tale
One of these days, We won't talk anymore
Silence begins when we fail, And I
Think I, might break

Emma Pollock - Fortune
pollyjean | 15:41 | permalink | commenti (2)